Demenza e alimentazione: quali implicazioni?

Argomento della 421° puntata - 16 giugno 2020

Tutti sanno, o perlomeno dovrebbero sapere, che l’alimentazione ha ripercussioni non solo sul fisico ma anche sulla mente, e quindi sulla salute cerebrale. Secondo quanto pubblicato dell’American Academy of Neurology la situazione sarebbe ancora più complessa e sembrerebbe che una alimentazione ricca di carni altamente elaborate e cibi come patate, biscotti, torte e simili, possa indurre più rapidamente alla demenza rispetto all’impiego di cibi più salutari.

Numerosi studi hanno già dimostrato che una dieta più sana, ad esempio una dieta ricca di verdure a foglia verde, bacche, noci, cereali integrali e pesce, può ridurre il rischio di demenza di una persona, lo studio in esame però si è spinto oltre analizzando le associazioni di alimenti introdotti, esaminando 209 persone con un’età media di 78 anni affette da demenza e 418 persone che non dimostravano analoghi sintomi.
Cinque anni prima i partecipanti avevano compilato un questionario sugli alimenti nel quale indicavano cosa assumevano e con che frequenza. Sono stati anche sottoposti a controlli medici ogni due o tre anni.

Dai dati emersi sembrerebbe che non vi fossero significative differenze in termini di quantità dei singoli alimenti quanto piuttosto una maggiore frequenza di associazione tra carni altamente elaborate come salsicce, salumi e simili, con cibi ricchi di amido come patate, alcool e snack come biscotti e torte.
Quel che si sospetta è che la carne lavorata, associata ad altri alimenti insalubri, sia in qualche modo la bomba e l’innesco affinché la demenza possa insorgere. Molti meno casi sono stati registrati fra chi, pur consumando carni lavorate, associava a queste frutta e verdura, o in ogni caso aveva una maggiore varietà alimentare. Quindi una maggiore varietà di cibi sani, pur in presenza di alimenti notoriamente non salutari, è correlata a una minore insorgenza della demenza.

D. Se abbiamo una alimentazione che aumenta il rischio, abbiamo una che lo previene?

Certamente, per fortuna abbiamo dati anche su una alimentazione molto nota, che continua a fornire prove scientifiche della sua validità, perlomeno in chi la applica correttamente: la dieta mediterranea.
Arriva dal National Institutes of Health conferma che l’adesione alla dieta mediterranea, ricca di verdure, cereali integrali, pesce e olio d’oliva, si correla con una maggiore funzione cognitiva. I prodotti essenziali in questi risultati, ribadiamo, sono frutta, verdura, cereali integrali, noci, legumi, pesce e olio d’oliva, nonché il consumo ridotto di carne rossa e alcool.
I partecipanti allo studio che con più rigore sostenevano una dieta mediterranea avevano il rischio più basso di compromissione cognitiva. L’alto consumo di pesce e verdure sembra avere il massimo effetto protettivo con il più basso tasso di declino, aspetto ancora più importante è che i risultati paiono essere indipendenti dalla presenza di predisposizione genetica per la malattia di Alzheimer.

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Approfondimenti:
Cécilia Samieri, Abhijeet Rajendra Sonawane, Sophie Lefèvre-Arbogast, Catherine Helmer, Francine Grodstein, Kimberly Glass. Using network science tools to identify novel diet patterns in prodromal dementia. Neurology, 2020

Tiarnán D. Keenan, Elvira Agrón, Julie A. Mares, Traci E. Clemons, Freekje van Asten, Anand Swaroop, Emily Y. Chew. Adherence to a Mediterranean diet and cognitive function in the Age-Related Eye Disease Studies 1 & 2. Alzheimer’s & Dementia, 2020