Come prevenire l’intossicazione muscolare cronica

Argomento della 355° puntata - 18 dic 2018:

Quasi in ogni puntata parliamo dei problemi connessi con la sedentarietà, problemi che spaziano dal sovrappeso all’aumento di rischio cardiocircolatorio, in realtà gli effetti negativi sono moltissimi, tra questi è emerso che la mancanza di stimoli muscolari si traduce in un accumulo di proteine inadeguatamente elaborate nelle cellule muscolari e di conseguenza porta alla debolezza muscolare.

Si tratta di una situazione comunemente riscontrabile nelle persone anziane, o in pazienti costretti a letto per lungo periodo, naturalmente non risparmia i sedentari che trascorrono un elevato numero di ore seduti che non compensano attraverso l’attività fisica.

Quello che emerge dalla ricerca è che la condizione di sedentarietà compromette un fondamentale meccanismo cellulare definito autofagia, un processo attraverso il quale le cellule identificare e rimuovere proteine danneggiate e materiale che rappresenta una forma di tossina per la cellula. Al contrario la regolare attività fisica, mantiene attivo il sistema autofagico e anzi lo potenzia.

L’attività quotidiana facilita quindi l’eliminazione di proteine e organelli non funzionali né funzionanti che si accumulano fisiologicamente nel muscolo con un effetto tossico che compromette la funzionalità della cellula e la porta verso la morte.

Per usare le parole del prof Ferreira, uno dei ricercatori impegnati nello studio, la cellula muscolare è un po’ come un frigorifero, fin tanto il frigo è in funzione, tutto procede correttamente. Ma se il frigo viene spento, il cibo al suo interno inizia ad andare a male, con tempi diversi rispetto alla loro composizione.

L’attività fisica, essendo la cellula un sistema ben più complesso di un frigorifero, aiuta la cellula stessa a intercettare e riciclare ciò che sta andando a male, impedendo di diffondere una condizione dannosa che porterebbe al malfunzionamento cellulare. Avviene infatti il trasporto verso i lisosomi, specifici organelli cellulari, all’interno dei quali il materiale viene in qualche modo “digerito” e poi “riutilizzato”.

Senza un buon funzionamento del sistema autofagico, l’effetto a cascata che si verifica porta all’inefficienza e poi alla morte cellulare.

Questo naturalmente innesca un circolo vizioso che porta a perdita di tessuto muscolare, ad uno stato di debolezza, minore propensione all’attività fisica, diminuzione del metabolismo e quindi accumulo adiposo, con tutti i rischi connessi.

L’attività fisica agisce come una sorta di vero e proprio vaccino la cui somministrazione deve però essere continua, in qualche modo stimola, insegna e sollecita in modo più efficiente l’intero processo.

Questo conferma il fatto che non si smette di essere attivi perché si invecchia, ma si invecchia perché si smette di essere attivi.