Allenamento e riabilitazione cardiovascolare

Argomento della 419° puntata - 02 giugno 2020

Molto spesso le persone si chiedono se sono nelle condizioni di fare attività fisica, magari solo perché sono state un po’ sedentarie o tendono ad affaticarsi facilmente. Occorre considerare che secondo un recente studio condotto nel Regno unito e pubblicato sulla piattaforma scientifica della European Society of Cardiology (ESC), perfino ai soggetti che hanno avuto un attacco cardiaco, vengono proposti interventi allenanti mirati a quella che è tecnicamente la riabilitazione cardiovascolare.
Anche in soggetti con un simile pregresso l’esercizio fisico apporta benefici in termini di miglioramento della forma fisica e della salute mentale. Assieme quindi all’acquisizione di stili di vita più corretti sul fronte dell’alimentazione e dell’evitamento del fumo, l’allenamento rientra nei trattamenti terapeutici veri e propri.

Nei soggetti che hanno avuto un infarto si assiste spesso a un decadimento della qualità della vita, che include una riduzione dell’autonomia, della cura di sé, ecc. La riabilitazione cardiaca è invece in grado di migliorare nettamente tutto quanto sopra evitando anche i rischi di recidiva, con un protocollo che richiede generalmente 150 minuti (o anche di più) di allenamento settimanale. Anzi, pur senza esagerare, vi è un miglioramento crescente all’aumentare della durata settimanale degli stimoli.

Senza voler fare paragoni affrettati, considerate però se davvero per un soggetto in piena salute svolgere 3 ore a settima di allenamento (quindi poco più dei 150 minuti minimi suggeriti nella riabilitazione cardiovascolare) possa davvero essere una quantità sufficiente.

D. Avendo parlato di attività fisica come un farmaco, ci sono altri ambiti in cui viene utilizzato in questo modo?

Si, ce ne sono molti, in effetti siamo abituati a sentir parlare dell’allenamento solo in termini preventivi, e certamente poter prevenire gli eventi è la soluzione migliore. Tuttavia in una serie numerosa di casi l’allenamento rappresenta un farmaco, in genere chiamato “attività fisica adattata”, rivolto a quelle persone che sono definite come “popolazioni speciali”.

Se pensiamo a problemi come la sindrome metabolica, ipercolesterolemia, l’ipertensione o circostanze in cui i livelli glicemici sono elevati, l’attività fisica può agire non solo come un farmaco tradizionale, ma può gradualmente consentirne la riduzione se non la sospensione.
L’attività fisica si spinge oltre, può essere un adiuvante in alcuni trattamenti chemioterapici, sia in termini di efficacia della terapia, per contrastarne gli effetti collaterali e quelli cardiotossici di alcuni farmaci, sia per gli stati di affaticamento cronico e perdita di autonomia.
Va ovviamente chiarito che, quando ci addentriamo in queste situazioni, non basta il fai da te, e occorre rivolgersi a veri professionisti che sappiano come gestire il tutto anche in accordo e con le indicazioni di natura medica.

Per saperne di più leggi: Le attività motorie adattate per le popolazioni speciali.