Allenamento ad alta intensità: perchè è così efficace?

Argomento della 440° puntata

Gli allenamenti ad alta intensità (HIIT) da diversi anni riscontrano un incremento di interesse e pratica anche da parte di comuni sportivi che vogliono ottimizzare performance atletiche e di salute. Di conseguenza ance la ricerca non smette di interessarsi dell’argomento. I dati che riportiamo sono stati condotti al momento solo su delle cavie, ma lasciano ben sperare riguardo ulteriori possibili applicazioni. Si tratta in particolare della somministrazione dell’HIIT nei casi di insufficienza cardiaca e di come questo protocollo sia utile per ridurre la gravità, aumentare la capacità di lavoro e migliorare la funzionalità cardiaca generale.

La chiave di tutto sembrerebbe connessa all’ottimizzazione indotta dall’allenamento nell’uso del calcio e nella conduzione elettrica del segnale da parte dei cardiomiociti, migliorando condizioni che in alcuni casi possono risultare letali. La funzionalità cardiaca è infatti connessa a una serie di reazioni complesse che devono lavorare in sincrono tra loro. Volendo semplificare in modo estremo, dal nodo senoatriale del cuore parte un segnale elettrico che raggiunge tutte le cellule cardiache generando un potenziale d’azione. Se questo potenziale d’azione è adeguato, il calcio all’esterno della cellula può fare il su ingresso nei cardiomiociti, ed è il calcio a determinare la vera e propria contrazione del muscolo cardiaco. Da qui il calcio andrà di nuovo portato fuori per consentire il ripetersi dell’intero processo ad ogni singola contrazione. Naturalmente il processo è molto più complesso, ma fa comprendere bene il ruolo del segnale elettrico e del calcio. Se qualcosa va storto o non funziona a dovere, il cuore perde la sua funzionalità in modo più o meno grave.
Nel caso dell’insufficienza cardiaca è proprio quello che accade, il segnale elettrico dura troppo a lungo, e questo disturba il transito del calcio che fuoriesce in continuazione senza innescare correttamente la contrazione.

D.: E in che modo l’allenamento ad alta intensità potrebbe migliorare questo processo?

Occorre considerare che ogni attività fisica determina degli adeguamenti nel numero di pulsazioni cardiache rispetto alla condizione di riposo, la frequenza deve infatti aumentare per garantire il corretto trasporto di sangue e ossigeno a tutto il corpo. Chi soffre di insufficienza cardiaca ha gradi difficoltà ad allenarsi o a compiere sforzi, perché il malfunzionamento non garantisce il buon apporto di sangue e ossigeno ai tessuti neppure quando sono a riposo.
L’allenamento ad alta intensità migliora il trasporto del calcio fuori dalla cellula cardiaca, evitando che il suo permanere possa stimolare una contrazione (per altro insufficiente e inidonea) quando invece dovrebbe esserci una fase di riposo. Questo è il processo direttamente imputato nel miglioramento, ma anche la conduzione dello stimolo elettrico subisce dei miglioramenti, inoltre il cuore, grazie all’allenamento, perde la sua tendenza a irrigidire le pareti.

La cosa più significativa però è probabilmente legata al ruolo epigenetico dell’attività fisica sul cuore, infatti in soggetti con insufficienza cardiaca si riscontrano numerose interazioni errate da parte di circa 55 micro-RNA direttamente con i geni delle cellule cardiache. L’allenamento HIIT è riuscito a “correggerne” 18 con le positive conseguenze indicate. Anche l’attività di allenamento “classica” ha prodotto dei vantaggi, ma non paragonabili in termini numerici con quanto visto dall’HIIT.

Approfondimenti:
Tomas O. Stølen, et. al.: Exercise training reveals micro-RNAs associated with improved cardiac function and electrophysiology in rats with heart failure after myocardial infarction. Journal of Molecular and Cellular Cardiology, 2020