10 ore per mangiare

Argomento della 404° puntata - 18 febbraio 2020:

La sindrome metabolica è una condizione grave e con ripercussioni critiche sulla salute, caratterizzata dalla presenza di almeno 3 fattori tra ipertensione, elevati livelli di trigliceridi, colesterolo, glicemia, e una circonferenza vita importante.

La sindrome metabolica è alla base di gravi problemi e conseguenze che vanno dall’infarto, al diabete ad alcune forme tumorali. Per questo motivo, oltre ad una lavoro importante sulla prevenzione, è fondamentale avere un supporto farmacologico in fase di trattamento. Proprio dagli studi condotti su soggetti in terapia è emerso quanto non solo l’alimentazione sia fondamentale in termini di quantità e tipologia di quel che viene introdotto, ma anche per quanto riguarda la fascia oraria.

Riducendo infatti ad un arco temporale massimo di 10 ore la possibilità di alimentarsi, amplifica gli effetti della terapia farmacologica e rende più stabili i valori glicemici. Rispettare un arco temporale, fermo restando l’importanza di un controllo calorico, è normalmente una condizione anche più semplice da rispettare da parte dei soggetti.

Questo tipo di approccio, che in questo caso è di tipo terapeutico, dovrebbe far riflettere anche in termini preventivi, ed in realtà proprio in termini preventivi dovrebbe trovare una sua prevalente applicazione in soggetti sani. Poiché è certamente vero che si ingrassa per effetto della quota calorica introdotta, ma è altrettanto vero l’introduzione di cibo determina delle ripercussioni ormonali che non sono meno importanti. Le fasi di digiuno agevolano e stimolano le cellule verso un metabolismo lipidico, e inducono una continua “rigenerazione” che ha una cascata di eventi positivi.

D.: Ma questo quindi come si concilia con chi sino ad oggi ha consigliato di mangiare ogni 2/3 ore per tenere attivo il metabolismo?

Ti ringrazio per questa domanda, purtroppo nel settore dell’allenamento e dell’alimentazione alcuni miti sono duri a morire. Mangiare ogni 2/3 ore non può in alcun modo tenere alto il metabolismo, concetto per altro complesso come altre volte abbiamo detto, al contrario determina continue fluttuazioni ormonali, soprattutto a carico dell’insulina, che nel lungo periodo non giovano al soggetto.

Al contempo vorrei fare qualche precisazione, questo non significa che occorre iniziare ad avere un timore ossessivo nei confronti dell’insulina (purtroppo passando da un eccesso all’altro si riscontra un po’ tutto), in un soggetto in salute rientra nei fisiologici processi. Ma certamente cercare di gestire anche solo alcuni giorni a settimana con una alimentazione più consapevole e con un numero di pasti meno frequenti può essere solo positivo.

Si sono riscontrati vantaggi nella gestione dei ritmi circadiani che coinvolgono ogni aspetto cellulare, e che vengono in qualche modo “disturbati” da una alimentazione differentemente strutturata e più agevolmente espongono anche alla resistenza insulinica (base di partenza anche della sindrome metabolica). Il metabolismo non può essere accelerato né in questo modo né in altri, ma avere 14 ore di digiuno incide nel migliorare l’impiego dei grassi d’accumulo, non solo intermini di dimagrimento, ma proprio per quanto riguarda le capacità metaboliche della cellula che coinvolgono attivamente le strutture mitocondriali.

Esattamente quello che determina l’attività fisica, che infatti dovrebbe essere una base essenziale o una alternativa da applicare nei giorni in cui si vuole “sforare” rispetto alle 10 ore proposte.