#1
Ccervags9 ottobre 2006 · 19:14
Allo stato attuale delle conoscenze, i dati ritrovabili in letteratura non permettono di trovare un unanime consenso per ciò che riguarda la durata di un possibile trattamento di tipo conservativo della sindrome pubalgica nello sportivo. La durata di quest’ultimo, va infatti da 2 a 3 settimane secondo alcuni Autori, sino a 6 mesi secondo altri. In linea di massima comunque la maggior parte degli Autori concorda su di un trattamento conservativo la cui durata è di circa 3 mesi. In ogni caso il trattamento conservativo della pubalgia deve necessariamente conformarsi ai seguenti criteri:
La tipologia anatomo-clinica
-L’età e la motivazione del paziente
-Il livello sportivo dell’atleta
-L’intensità e la tipologia della sintomatologia dolorosa
Normalmente, alla terapia conservativa, viene associato un periodo di riposo completo sufficientemente prolungato, al fine di ottenere un consolidamento degli elementi tendineo-muscolo-aponevrotici interessati dalla lesione. Oltre a questo, è generalmente prevista una terapia antalgica a base di FANS, nei casi particolarmente acuti e ribelli può essere indicata una terapia infiltrativa. Molte volte nella terapia infiltrativa vengono utilizzati anche farmaci ad azione anestetica (normalmente xilocaina al 2%), allo scopo di poter rendere disponibile l’atleta all’attività agonistica. E’ chiaro che questo tipo d’intervento, presuppone delle componenti di rischio non indifferenti per l’integrità fisica dell’atleta, che non ricevendo più stimoli nocicettivi, può superare i limiti funzionali imposti dalla patologia, con tutti in rischi che a questo conseguono. Nelle forme cronicizzate è anche in uso utilizzare una tecnica di ricostruzione del tessuto tendineo, che consiste nell’iniettare in loco sostanze solubili, appartenenti ad altre specie animali, ottenendo in tal modo, per rigetto biologico, la formazione di nuovo tessuto fibroso. Tale tessuto di neo-formazione viene poi plasmato con programmi di lavoro basati su contrazione eccentrica, stretching assistito e posture, in modo tale da ottenere un corretto orientamento delle fibre neo-formate lungo le linee direzionali di forza del tendine. In tal modo si otterrebbe lo sviluppo di un neo-tendine che può sostituire, o comunque rinforzare, la struttura tendinea deteriorata. A queste prime fasi, segue un secondo periodo basato sul trattamento fisiokinesiterapico. Secondo i dati desumibili in letteratura, il trattamento conservativo permette di raggiungere la guarigione completa in circa l’80% dei casi’, ed è comunque raccomandato, come prima scelta terapeutica, dalla maggioranza degli autori. Solamente nel caso del fallimento di un trattamento conservativo, condotto secondo appropriate tecniche terapeutiche, e protratto per un tempo sufficientemente lungo, occorre giocoforza considerare la soluzione chirurgica. In base alla nostra esperienza terapeutica, un trattamento conservativo deve rispettare i seguenti punti:
rinforzo della muscolatura addominale in toto ed in particolar modo dei muscoli obliqui e del terzo inferiore del retto addominale.
-allungamento e detensione della muscolatura adduttoria
-condizionamento muscolare della muscolatura adduttoria contestuale al progressivo rinforzo della muscolatura addominale.
-condizionamento e rinforzo sinergico della muscolatura addominale, adduttoria e lombare
Inoltre, occorre sottolineare che, anche in caso di sintomatologia unilaterale, è sempre buona norma, soprattutto a scopo preventivo, effettuare tutti gli esercizi contemplati nel piano di lavoro, in forma bilaterale.
Analizzeremo ora i quattro punti sopra citati, fornendo anche, seppur in linea generale, i principi ed i mezzi terapeutici ai quali attenersi in ognuna delle quattro tappe considerate.
Rinforzo della muscolatura addominale.
La tonificazione della parete addominale deve essere effettuata gerarchizzando opportunamente i tipi di contrazione proposti al paziente. Durante il primo periodo di trattamento gli esercizi addominali debbono essere eseguiti in modalità isometrica, nella parte centrale del programma conservativo si potrà passare alla contrazione concentrica, e solamente nell’ultima fase del trattamento potrà essere proposta la contrazione eccentrica. Gli esercizi fondamentali sui quali basare il programma di rinforzo della parete addominale sono essenzialmente costituiti dal Crunch e dal V Up, con le loro relative varianti.
il crunch e le sue varianti rappresentano gli esercizi migliori per sollecitare il retto addominale. Occorre assumere una posizione piuttosto “chiusa” mettendo le mani sulle tempie ed effettuare un movimento molto breve portando i gomiti verso le anche. Il movimento dovrà essere molto “corto”, la colonna deve rimanere in una posizione di cifosi accentuata e soprattutto non dovrà mai toccare a terra. Il numero delle serie da effettuare è compreso tra 3 e 5 e in ogni serie occorre cercare di effettuare il massimo numero di ripetizioni possibili, indipendentemente dal loro numero, le ultime due o tre ripetizioni dovrebbero effettivamente provocare una sensazione di forte bruciore. Siccome gli addominali sono prevalentemente composti da fibre a contrazione lenta, occorre farli lavorare rispettando i principi di base dell’allenamento della forza resistente; per questo motivo la pausa tra le serie deve essere molto breve: si potrà iniziare con una pausa di circa 30’’ e, con il miglioramento del tono della parete addominale , portarla progressivamente a 10’’.
Il V Up e le sue varianti. Anche se non è corretto suddividere gli esercizi per la muscolatura addominale in esercitazioni per i cosiddetti, quanto inesistenti da un punto di vista anatomico, “addominali bassi” ed “addominali alti”, possiamo comunque ragionevolmente affermare, soprattutto in virtù della diversa innervazione tra la parte superiore e la parte inferiore della muscolatura addominale, che esercizi come il V Up, sollecitano maggiormente la parte bassa del retto addominale, mentre esercizi come il crunch, interessino maggiormente la porzione alta di quest’ultimo. Per eseguire l’esercizio di V Up occorre assumere la posizione supina, con le braccia lungo i fianchi in modo tale da stabilizzare la posizione stessa. Contraendo gli addominali si devono sollevare da terra bacino e glutei, portando i piedi verso l’alto. Si deve escludere ogni movimento di spinta delle gambe concentrandosi sulla sola contrazione della muscolatura addominale. I criteri da adottare per quanto riguarda il numero delle serie, delle ripetizioni e l’entità della pausa di recupero, sono gli stessi adottati per l’esercizio precedente.
Un efficace variante del crunch è costituita dal crunch obliquo. Questo esercizio permette, se ben eseguito, un forte coinvolgimento del muscolo grande obliquo. Come nel crunch, bisogna assumere una posizione piuttosto “chiusa” mettendo le mani sulle tempie ed aprendo un gomito verso l’esterno. Per ottenere il massimo impegno del muscolo grande obliquo, è necessario ruotare la testa in modo tale da avere lo sguardo rivolto verso il gomito esterno, effettuando un movimento molto breve, portando il gomito interno verso l’anca.
Allungamento e detensione della muscolatura adduttoria.
L’allungamento e la detensione della muscolatura adduttoria, deve essere impostato, oltre che sugli esercizi classici di stretching e sulle posture globali, anche e soprattutto applicando i principi dello Stretch & Spray enunciati e descritti da Travell e Simmons (1988). Il raffreddamento muscolare diretto, che si esegue in questa particolare tecnica fisokinesiterapica, determina infatti un fenomeno di miorilassamento, verosimilmente dovuto ad un inibizione dei fusi neuromuscolari, la cui attività cala di circa il 50% per ogni 10° C di riduzione termica. Questo fenomeno permette un’elongazione del complesso muscolo-tendineo, altrimenti impossibile attraverso le tradizionali tecniche di stretching.
Il condizionamento muscolare della muscolatura adduttoria
Dopo una prima fase di rinforzo essenzialmente a carico della muscolatura addominale, deve seguire un contestuale condizionamento della muscolatura adduttoria, soprattutto nei casi in cui la situazione tendineo-inserzionale di quest’ultima sia carente dal punto di vista strutturale. Le linee guida del condizionamento dei muscoli adduttori seguono la stessa gerarchizzazione, in termini di tipo di contrazione proposta, utilizzata per la muscolatura addominale: contrazione isometrica seguita da contrazione concentrica ed infine da contrazione eccentrica.
La contrazione di tipo isometrico prevede due tipi di angolazione: a gambe tese ( a carico prevalentemente dell’adduttore lungo) ed a gambe flesse (gracile e semitendinoso). Ecco un esempio:
Mantenimento della posizione isometrica, stringendo una palla, con ginocchia flesse a 90°, per un tempo compreso tra i 30 ed i 90’’, in funzione del livello del programma riabilitativo proposto.
Spero di essere stato chiaro
Mi scusi di una risposta lunga ma era necessario!!
Preparatore Atletico Professionista di Calcio